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GIOCATTOLI: Guida all’uso

Categoria: Pedagogia

19.11.2024

Molti genitori lamentano il fatto che le loro case sono sommerse da giocattoli di ogni genere e che, ciononostante, i loro figli e le loro figlie preferiscano indirizzare il proprio interesse verso oggetti di uso quotidiano, quali stoviglie, mazzi di chiavi, ecc. Questo accade principalmente per due motivi: i bambini sono naturalmente attratti da ciò che utilizzano gli adulti e, in secondo luogo, spesso le proposte che vengono offerte loro non sono adatte. Come capire, quindi, quali giocattoli acquistare e quali sarebbe meglio lasciare sugli scaffali dei negozi?

Ad ogni età il suo gioco

Tenere conto dell’età e dello stadio di sviluppo del bambino è la prima regola: i bimbi di sei mesi hanno esigenze e interessi completamente diversi da quelli di due anni. Durante il primo anno di vita, il gioco coinvolge ampiamente i sensi ed è, dunque, necessario fornire occasioni di esplorazione: oggetti che possono essere messi in bocca, da manipolare, con texture particolari e pattern ad alto contrasto non devono mai mancare. Dal momento in cui il bambino è in grado di stare seduto in autonomia – ma, in realtà, è possibile proporlo anche prima -, il Cestino dei Tesori, ideato dalla psicopedagogista Elinor Goldschmied, diviene lo strumento principe attraverso cui favorire una prima conoscenza del mondo. Per crearlo, bisogna utilizzare oggettistica di uso quotidiano e materiali naturali, di diversi pesi e consistenze, in modo da garantire un’esplorazione a 360 gradi.
Se il cestino serve ad aiutare i bambini a rispondere alla domanda “Cos’è questa cosa?”, la sua naturale evoluzione, il gioco euristico risponde a “Cosa posso farci?”: si tratta di un’analisi più complessa, che inizia a circa 12 mesi per protrarsi fino ai 24; vengono messi a disposizione del bambino diversi sacchetti in stoffa, ognuno contenente varianti dello stesso oggetto (tappi, catenelle, anelli delle tende, ecc.) ed egli li mette in relazione tra loro per scoprirne le proprietà fisiche ed indagare il rapporto tra causa ed effetto.
Tra i due e i tre anni le esigenze cambiano, le competenze di affinano e si assiste all’avvento graduale del gioco simbolico; inoltre, la dimensione ludica si arricchisce della componente sociale, vale a dire che i bambini iniziano a giocare insieme, condividendo le idee oltre che gli spazi. Via libera, quindi, a bambole, cucine giocattolo e travestimenti… senza limiti imposti dagli stereotipi di genere! Tanto per le femmine quanto per i maschi è fondamentale costruire la propria identità, indagando le differenze, rielaborando i vissuti e imitando gli adulti di riferimento.

Close-ended vs. open-ended: mondi ludici a confronto

Un’ulteriore importante distinzione che orienta la scelta del giocattolo più adeguato è quella tra giochi a finale chiuso o aperto: un po’ come accade in un romanzo o in un film, i primi non lasciano molto spazio all’immaginazione, mentre i secondi creano un mondo di possibilità e varianti; entrambe opzioni valide, la differenza risiede nella finalità.
I giocattoli close-ended sono adatti all’esercizio di specifiche abilità, come la motricità fine, la coordinazione oculo-manuale o la logico-matematica, in quanto inducono il bambino a ripetere molteplici volte lo stesso gesto, rendendolo via via sempre più preciso e sicuro. L’obiettivo chiaro ed univoco fornisce un senso di ordine e precisione, permettendo l’auto-correzione, considerata da Montessori una caratteristica immancabile nel materiale proposto al bambino, in grado di accrescere l’autonomia e l’autostima e ridurre l’intervento, spesso disturbante, dell’adulto. Costituiscono alcuni esempi di questa tipologia di gioco gli incastri con forme geometriche, le torri con gli anelli di diverse circonferenze da impilare o i puzzle.
Al contrario, i giocattoli open-ended, non avendo un obiettivo ultimo ben preciso, allenano la creatività e lasciano che sia il bambino a decidere come utilizzarli: blocchi per le costruzioni, riproduzioni di animali o personaggi, pegdolls, peluches, materiali destrutturati e di recupero inducono il bambino a inventare una prima forma di narrazione e a sviluppare il pensiero divergente. Data l’assenza di regole e indicazioni, questa tipologia ludica può rappresentare una fonte di calma e libertà dopo una fase più strutturata, come i pasti – in quanto richiedono al bambino lo sforzo di restare seduto per un certo lasso di tempo -, la scuola, una visita medica, un viaggio in auto, eccetera.

Parola chiave: “semplicità”.

Less is more, una filosofia applicabile a tanti aspetti della vita, gioco compreso. I giocattoli più interessanti sono quelli più semplici, come quelli di una volta, fabbricati in legno o altri materiali diversi dalla dura e fredda plastica, dove è il fanciullo a dare vita al ludico e non una batteria. Soprattutto nella prima infanzia, colori sgargianti, lucine e suoni possono sovrastimolare i più piccoli, rendendo difficoltose la concentrazione e l’esplorazione autonoma, oltre che ad avere un impatto sul rilassamento e, di conseguenza, sul sonno, nel caso in cui la fruizione avvenga prima del riposo. La rapidità con cui i diversi input vengono proposti inducono il bambino a passare da un’azione all’altra, a soffermarsi per un tempo troppo breve sul singolo gioco: il risultato? Una stanza disordinata e un bimbo che è stato iper-attivato e che, quindi, rischia di innervosirsi e di avere dei veri e propri “black-out emotivi”. I giocattoli a batteria o gli schermi ipnotizzano e danno, in un certo senso, gli stessi effetti di una droga, generando un loop infinito: lasciando poco spazio al pensiero e all’azione spontanei, il bambino fatica a raggiungere la soddisfazione e, dunque, a desiderare di voler concludere il gioco. Infatti, a differenza del flow, il flusso benefico, l’esperienza di gioco immersiva in cui vi è curiosità nei confronti del processo e del risultato a cui conduce l’attività, i giocattoli sopraccitati forniscono un’esperienza basata sull’immediatezza – premo un pulsante e subito succede qualcosa  e non vi è quasi mai la possibilità di commettere errori o di indagare le qualità di un oggetto. Tuttavia, non è necessario demonizzare ad ogni costo questa tipologia di proposte, ma occorre offrirle con consapevolezza, alternandole ad altro e calibrandole in base all’età del fruitore.

In conclusione, non esistono giocattoli “più giusti” di altri: riempire la cameretta del bambino di proposte montessoriane – la maggior parte di cui, in realtà, non è stata ideata dalla dottoressa stessa – può essere tanto dannoso quanto esporre un duenne agli schermi un intero pomeriggio; informazione e buon senso fanno sempre la differenza: mirare alla qualità invece che alla quantità, osservare il bambino con occhio analitico per comprendere quali sono i suoi bisogni reali, senza farsi ammaliare dalla pubblicità e dalle mode è la strategia vincente per avere figli stimolati nella giusta misura ed essere dei genitori più responsivi e consapevoli.