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SILENT PERIOD: perchè capisce, ma non parla?

Categoria: Bilinguismo

21.01.2025

Ogni bambino, bilingue e non, acquisisce il linguaggio in maniera del tutto unica, talvolta affrontando delle fasi che confondono genitori e educatori: una di queste è il Silent Period, il periodo silenzioso, un fenomeno del tutto normale che riguarda molti bambini esposti a più lingue. Durante questa fase, essi non emettono parole nella seconda lingua, nonostante mostrino di comprenderla perfettamente; sebbene il termine possa sembrare preoccupante, il Silent Period è un segno positivo del processo di apprendimento linguistico, un momento in cui il bambino assimila i suoni, le parole e le strutture della lingua senza la necessità immediata di produrle.

Il Silent Period rappresenta una fase di ascolto e osservazione intensiva. Quando un bambino inizia ad acquisire una lingua, il suo cervello è impegnato nella raccolta di informazioni e nel cercare di comprendere la lingua a livello fonetico, grammaticale e semantico. Sebbene non produca parole o frasi nella lingua minoritaria, il bambino è molto attivo nell’assorbire il vocabolario e le strutture linguistiche, anche se queste non vengono ancora utilizzate attivamente nel suo linguaggio; durante questa fase, dunque, il bambino può sembrare silenzioso, ma in realtà sta facendo un lavoro cognitivo fondamentale.

Malgrado la produzione orale sia ancora assente, è possibile verificare la comprensione attraverso la comunicazione non verbale del bambino: è comune che risponda alle richieste altrui mediante la mimica, la gestualità e portando a termine semplici azioni.

Il Silent Period si può manifestare in modi diversi a seconda del contesto e delle caratteristiche individuali del bambino: la durata e la sua intensità dipendono da numerosi fattori, tra cui l’età, la frequenza e la qualità dell’esposizione alla lingua, la motivazione o il desiderio di comunicare. È fondamentale, quindi, non cadere nella tentazione di fare confronti, bensì essere positivi e trasmettere fiducia.

Le domande riguardanti la durata del Silent Period non hanno una risposta univoca, poiché ogni bambino è a sé e vive ogni apprendimento e tappa dello sviluppo in modo differente. Tuttavia, esistono alcuni fattori che possono influenzarne l’andamento:

  • l’età

I bambini che iniziano a essere esposti a una seconda lingua in età prescolare tendono a produrre parole e frasi in anticipo rispetto ai più grandi, i quali potrebbero impiegare un tempo maggiore per adattarsi alla nuova lingua.

  • Il contesto

Se il bambino ha opportunità di interagire con coetanei o adulti che parlano la lingua frequentemente, è probabile che il processo di acquisizione avvenga più rapidamente; al contrario, se la seconda lingua è utilizzata solo limitatamente, ad esempio a scuola o in particolari circostanze, il bambino potrebbe sostare più a lungo in questa fase di osservazione, prima di sentirsi pronto a parlare.

  • La motivazione

Nessun bambino sprecherà energie inutilmente se sa di essere compreso nella lingua maggioritaria. È molto importante, dunque, riuscire a trasmettere il valore affettivo di una lingua, trasformarla in una sorta di codice segreto esclusivo, qualcosa che leghi ancora di più il bambino al genitore o ad altri familiari, per esempio dei nonni di un’altra nazionalità.

Capita spesso di confondere questa fase con un ritardo dello sviluppo linguistico, invece che considerarla come un processo fisiologico e assolutamente positivo. Tra i campanelli d’allarme del ritardo del linguaggio vi sono l’assenza di lallazione, una scarsa comunicazione non verbale ed evidenti difficoltà di comprensione dei messaggi, tutti segnali che, come accennato, non si verificano durante il periodo silente, che vede, anzi, un uso abbondante della gestualità e mimica facciale come strumenti compensativi.

Forzare un bambino a parlare prima che sia pronto potrebbe causargli ansia e frustrazione, rallentando ulteriormente il progresso nell’apprendimento della lingua. Ogni bambino ha i propri tempi ed è fondamentale rispettarli.

Un atteggiamento positivo e rilassato da parte dell’adulto infonde fiducia nel bambino, supportando la sua autostima e aiutandolo a sentirsi pronto e non giudicato. Esistono alcune strategie atte a stimolare il linguaggio, tra cui promuovere un ambiente ricco di input: sebbene il bambino non parli, è fondamentale che venga esposto costantemente alla seconda lingua attraverso conversazioni quotidiane, lettura di libri, musica e giochi. Più il bambino è immerso nella lingua, più velocemente riuscirà a fare il passaggio dalla comprensione alla produzione.

Forzare in continuazione il bambino e il mancato rispetto dei suoi tempi creano un clima di ansia nell’ambiente domestico, che potrebbe avere ripercussioni sul sonno, sul comportamento e anche sulle relazioni del bambino. Occorre, quindi, supportarlo emotivamente, incoraggiandolo e, al contempo, evitando reazioni euforiche spropositate di fronte alle prime parole, per non rischiare di causargli imbarazzo e arrestare, così, il progresso linguistico, seppur momentaneamente.

Captare i segnali non verbali, rispondendo a questi riformulando parole e frasi (ad esempio, pronunciando in maniera chiara il nome dell’oggetto indicato dal bambino o ponendogli domande. Bambino indica un biscotto. Adulto: “Biscuit. That’s a biscuit. Do you want a biscuit?”) riduce il senso di frustrazione e instaura una forma primordiale di comunicazione, propedeutica a quella verbale.

Infine, creare opportunità di interazione con i coetanei stimola la motivazione intrinseca: esistono tanti playgroup organizzati per famiglie bilingui e costituiscono un’ottima occasione di condivisione anche per i genitori.

In conclusione, il Silent Period è una fase normale e temporanea nell’acquisizione di una seconda lingua e, malgrado possa sembrare un periodo di “inattività”, si tratta di un momento cruciale in cui il bambino assorbe e fa ipotesi per prepararsi al meglio alla produzione verbale.

La pazienza, il supporto e l’esposizione continua sono elementi chiave per aiutarlo a superare questa fase senza difficoltà; un ambiente linguistico ricco e privo di forzature lo porterà gradualmente a parlare e utilizzare la seconda lingua con sempre maggiore fluidità, forte delle informazioni immagazzinate in precedenza.